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«Abbiamo visto i morti e i feriti e ci siamo messi a piangere»

Giuseppe ha 81 anni e vive a Goro: al momento dell’esplosione stava lavorando come cuoco al ristorante della stazione bolognese 

la testimonianza

Alberto Ghezzo, meglio conosciuto come Giuseppe, da pochi giorni ha compiuto 81 anni. Per trovarlo basta andare nel lavaggio auto che ora gestiscono i figli e che lui aveva costruito nel 1983.

Giuseppe stava lavorando al ristorante della stazione di Bologna, 40 anni fa, il giorno dell’attentato e della strage. Prima di emigrare a Bologna per lavoro, era stato alle dipendenze degli zii Luigi e Otto Ghezzo nel settore ittico (lavorava al mercato di Goro), poi la crisi del settore lo aveva portato a lavorare alla Sirti (società dei telefoni) ma all’inizio degli anni’70 decise di andare a Bologna e trovò subito lavoro come cuoco al ristorante della stazione. Un lavoro che svolgeva con passione, tanto da meritarsi la fiducia di direttore e colleghi. Cinque giorni di lavoro e due a casa, con la moglie e i due figli piccoli.

sabato maledetto

Tutto bene, poi quel maledetto sabato 2 agosto 1980. «Era la tarda mattinata – racconta – e in cucina stavamo preparando per il pranzo di mezzogiorno. Poi un boato incredibile; subito non ci siamo neanche resi conto di quel che era successo, con l’onda d’urto ci siamo ritrovati a terra. Poi abbiamo cercato di uscire, ma la porta era ostruita dalle macerie, a fatica siamo riusciti ad aprirla. Quel che era davanti ai nostri occhi era inimmaginabile. Siamo scoppiati a piangere: a terra morti e feriti, la gente che urlava, le sirene delle ambulanze. Una visione apocalittica, indimenticabile. Mai avrei pensato a una cosa del genere. All’inizio parlavano dello scoppio di una caldaia, ma non poteva essere. Infatti dopo poco circolava già la voce che si trattava di una bomba».

le colleghe morte

Giuseppe mostra la foto delle amiche morte nell’attentato, una amicizia nata tra i tavoli del ristorante: Katia Bertasi di 34 anni, Mirella Fornasari (36), Eunidia Bergianti (49), Nilla Natali (25), Franca dall’Olio (20) e Rita Verde (23), tutte dipendenti della Cigar, che si occupava della ristorazione all’interno della stazione. Dopo alcuni mesi da quel terribile episodio Giuseppe tornò a Goro: «Ho provato a rimanere ma non ce l’ho fatta, ero troppo impaurito, impossibile lavorare in quel posto dopo quel che era successo». —

Odino Passarella

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Pubblicato su La Nuova Ferrara