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Le guardie zoofile di Enpa si sono specializzate nel recupero tartarughe

Concluso il lungo percorso compresa la sensibilizzazione dei turisti sulla tutela del mare L’associazione ha dato vita al progetto Delta Rescue

LAGOSANTO

Sono 35 le nuove guardie zoofile dell’Enpa di Lagosanto che, in questi giorni, hanno conseguito la specializzazione fluviale marittima, concretizzando un progetto pilota, a livello nazionale, teso alla salvaguardia delle tartarughe marine e dei cetacei. Le prove d’esame, consistite in una esercitazione a squadre di localizzazione, raccolta dati e recupero di una tartaruga finta, con conduzione di un gommone, si sono svolte al Circolo Nautico Volano di Lido Volano.

Durante le prove d’esame, alle quali hanno partecipato volontari da tutta la regione, «si sono tenuti momenti di sensibilizzazione dei bagnanti – spiega Marco Pozzi, presidente dell’Enpa di Lagosanto – e di curiosi, in materia di tutela del mare e delle tartarughe del Delta, in collaborazione con il Delta Rescue. Preciso che questo e tutti gli altri progetti Enpa non sono solo riservati a guardie zoofile, ma a tutti i volontari Enpa».

Il traguardo raggiunto dall’associazione laghese, unico in Italia, si fonda su una collaborazione solida con altre associazioni del territorio, la quale è sfociata nella costituzione del gruppo Delta Rescue, composto da Aics, Circolo Nautico di Volano, Enpa di Lagosanto, Fondazione Cetacea di Riccione, Corpo dei Vigili giurati di Firenze - che operano nella Sacca di Goro - e Polizia provinciale.

primi risultati

Dallo scorso primo giugno fino a questi giorni, il progetto pilota ha consentito di recuperare 13 carcasse di tartarughe marine spiaggiate tra la Sacca di Goro ed i Lidi nord, trasportate, proprio dai volontari Enpa di Lagosanto, all’Istituto zooprofilattico di Cassana, «per ottenere informazioni dall’autopsia e creare una banca dati – specifia Mauro Rinaldi, referente regionale di Aics, Associazione italiana cultura e sport –; dai primi risultati ottenuti sembra che la causa principale del decesso sia di natura antropica, ma involontaria. Le tartarughe spiaggiate, ormai morte, in gran parte sono soffocate nelle reti dei pescherecci a strascico, a causa della prolungata permanenza sott’acqua. La calata può durare diverse ore, ma per respirare, la tartaruga marina deve risalire a galla almeno ogni ora».

Il gruppo Delta Rescue è al lavoro anche attorno ad un nuovo progetto, Sound Scape, coordinato dalla Fondazione Cetacea di Riccione, per studiare i rumori emessi in mare. Non è raro, purtroppo, il fenomeno di spiaggiamento di delfini anche sulle nostre coste, fenomeno talora riconducibile al disorientamento al quale vanno incontro i delfini, che confondono i sonar emessi dalle navi con quelli dei loro simili. «Stiamo partecipando a qualche bando – conclude Rinaldi –, per ottenere finanziamenti tesi ad effettuare attività di formazione e di sensibilizzazione, anche per residenti e turisti e non solo per pescatori e diportisti». —

KATIA ROMAGNOLI

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Pubblicato su La Nuova Ferrara