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Goro, è morto Carlo Selvatico: era uno degli indagati dell’omicidio Branchi

GORO. È morto ieri mattina, portando con sè tanti segreti sulla morte di Willy Branchi, il ragazzo 18enne di Goro ucciso 30 anni fa, un caso coperto da quei misteri inconfessati e dall’omertà di un pezzo del paese. Carlo Selvatico aveva 80 anni, ed era uno dei testimoni (poi indagato) più importanti delle indagini riaperte quattro anni fa sulla morte di Willy. Selvatico è morto nella mattinata di ieri dopo una lunga malattia e lo stesso legale che lo difendeva, l’ultimo di una lunga serie (l’avvocato Michele Ciaccia) aveva saputo delle sue condizioni gravissime. La sua morte è diventata di dominio pubblico in pochissimo tempo, anche perché Selvatico era stato negli ultimi anni più volte agli onori delle cronache, proprio per gli atti giudiziari svolti nei suoi confronti. Era stato indagato subito per il reato di false informazioni al pm, per avere detto – secondo la procura – palesi bugie su ciò che sapeva, contraddizioni nei suoi racconti messi a confronto con quelli di tanti altri testimoni di Goro. Quindi il suo ruolo giudiziario cambiò negli anni, diventò favoreggiamento e, infine, nell’autunno dell’anno scorso si aggravò nel concorso in omicidio, con una accelerazione dell’inchiesta che ormai è in scadenza.

«Ha sempre negato ogni collegamento con la morte del ragazzo – spiegava ieri sera il suo legale – e ha ripetuto ciò che tanti a Goro stanno dicendo da anni: “Io so quello che sanno tutti gli altri”». Selvatico, però, sapeva e non ha mai riferito da chi aveva saputo. L’avvocato Simone Bianchi, legale della famiglia Branchi, vero “motore” della riapertura dell’inchiesta di procura e carabinieri, dice a bruciapelo: «Se ne è andato uno degli indagati per l’omicidio di Willy: massimo rispetto per la sua morte, ma questa è sempre più una storia maledetta. In questi anni, nei ripetuti interrogatori, Selvatico poteva dire tante cose che non ha mai detto: e per quelle poche contro la famiglia Branchi lo avevamo denunciato per diffamazione». —

D.P.

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Pubblicato su La Nuova Ferrara