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Vaccolino, morta in attesa al Delta: ecco le prime indagini

Denuncia del marito dopo il decesso al Pronto soccorso. Attesi avvisi di garanzia per omicidio colposo: ora l’autopsia

VACCOLINO. La procura di Ferrara ha aperto un’inchiesta per omicidio colposo sulla morte di Monica Bolognesi, la 48enne di Vaccolino, deceduta mercoledì scorso al Pronto Soccorso dell’Ospedale del Delta, e ha disposto il sequestro della salma per eseguire l’autopsia.

AVVISI DI GARANZIA

Per farlo, la pm Elisa Busato e la Polizia giudiziaria della procura stanno verificando tutta la catena dei sanitari che si sono occupati della donna dal momento del suo arrivo fino al decesso al Pronto soccorso per poi notificare, come atti dovuti, gli avvisi di garanzia per eseguire gli esami medico legali e accertare o meno eventuali negligenze da parte dei sanitari stessi.

È stata la denuncia presentata dal marito Fabrizio Piva, il giorno dopo il decesso, sopraggiunto mentre la donna, ex operaia agricola, attendeva di essere presa in carico da uno specialista, a far scattare le procedure previste in questi casi. Dopo la morte improvvisa della moglie, Piva ha incaricato l’avvocato Simone Bianchi di seguire le vie legali per far luce sulla tragica vicenda, attorno alla quale anche la direzione sanitaria dell’ospedale ha avviato le proprie opportune verifiche. «A mio parere – racconta in lacrime Fabrizio Piva –, mia moglie è stata trascurata, perché il primo elettrocardiogramma non ha segnalato la presenza di un infarto, ma all’ospedale del Delta non c’è più la cardiologia e per capire a fondo la natura di quei dolori violenti, che forse i medici hanno attribuito ai disturbi all’esofago di cui soffriva, sarebbe stato necessario un’ecocardiogramma».

Non si dà pace il marito, che proprio quel giorno terribile era stato costretto a lasciare il Pronto soccorso poiché l’accesso ai parenti dei pazienti è interdetto dalle norme anti Covid. L’autopsia sul corpo della donna sarà effettuata alla Medicina Legale di Ferrara nei prossimi giorni, a seguito– dicevamo – delle notifiche degli avvisi di garanzia ai medici. Nel frattempo, Piva ha contattato il medico di famiglia, Gianluca Scaramelli, al quale Monica Bolognesi si era rivolta prima di farsi accompagnare al Pronto soccorso, per munirsi di un’impegnativa, che le consentisse di accedere a visite ed esami con urgenza.

QUATTRO LUNGHE ORE D'ATTESA

Secondo la prima ricostruzione, la donna era rimasta in una delle sale d’attesa del Pronto soccorso laghese per oltre 4 ore, in attesa di ricevere le cure per i dolori addominali acuti, che si erano manifestati al mattino, dopo aver fatto la spesa a San Giuseppe. «Ogni volta che mia moglie mi telefonava, – prosegue nel suo racconto Piva –, mi riferiva che aveva un male “da cane” e che le veniva fatto un prelievo di sangue ogni mezz’ora. Nell’ultima telefonata, verso le 14, in dialetto mi ha detto che secondo lei questa volta la facevano morire. Poi non mi ha più chiamato, né inviato messaggi e lì mi sono allarmato».

Monica Bolognesi e Fabrizio Piva si erano sposati un anno fa, dopo una lunga convivenza e non avevano figli: nel 1989, a soli 18 anni, la giovane donna aveva perso entrambi i genitori, a distanza di pochi mesi l’uno dall’altra. «Mercoledì scorso, a casa nostra c’erano i nipotini, i figli della sorella di Monica – conclude l’uomo –, che hanno vissuto pure loro il trambusto e il dolore per una morte così inaspettata ed improvvisa. Non dormono di notte, proprio come me. Non mi sembra ancora vero. Se Monica fosse stata trasportata a Cona, dove c’è l’emodinamica, forse tutto questo non sarebbe successo». —

KATIA ROMAGNOLI

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Pubblicato su La Nuova Ferrara