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Addio a don Paolo La comunità piange l’amato sacerdote

Al rito funebre anche il cardinal Zuppi, arcivescovo di Bologna «Per lui era una gioia celebrare le messe, era la sua forza»

PIEVE DI CENTO

Ieri la comunità del Centopievese ha vissuto in modo molto partecipato la cerimonia funebre, svoltasi nella chiesa Collegiata, per l’ultimo saluto a don Paolo Rossi spentosi a 83 anni, per una quindicina d’anni parroco di Pieve. Si respirava in paese un’aria di raccoglimento ed era evidente la voglia di esserci per portare l’ultimo saluto a una persona che ha lasciato un segno di grande ricordo. La chiesa era stata aperta al pubblico fin dal mattina per permette di rendere omaggio che era stato posto a terra, davanti all’altare. Prima dell’inizio del rito funebre, previsto per le 14,30, è stato recitato il rosario. La chiesa si è riempita di gente e, per permettere a tutti di assistere alla cerimonia, è stata aperta anche una sala con un maxi schermo.

Presente il sindaco Luca Borsari, con il gonfalone del Comune listato a lutto, la Compagnia del Santissimo Sacramento e tutti i parroci del vicariato. Presente anche don Roberto Pedrini, parroco di Poggio Renatico dove in passato don Paolo aveva svolto la sua opera pastorale. Tantissimi i volontari impegnati nell’organizzazione perché tutto funzionasse al meglio. Questo perché era ferrea la volontà del paese di dare un ultimo saluto solenne, ordinato e nel massimo rispetto delle norme in vigore come avrebbe voluto il loro parroco sempre preciso e meticoloso e che, quando è diventato Emerito lasciando la parrocchia per problemi di salute, è rimasto ugualmente in paese per celebrare le funzioni religiose.

«Questa celebrazione – ha detto il cardinale Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna – sarà solenne e pasquale, cosi voluta da don Paolo per esprimere la gioia che ha sempre provato quando lui celebrava in terra le messe. Ora il Signore gli apre le porte del Paradiso e arriva in un luogo dove non c’è la morte ma la vita eterna».

il testamento

Letto anche il testamento spirituale di don Paolo: «La mia vita si chiama Provvidenza perché non avevo nulla e nulla ho. Fin da bambino avevo il desiderio di farmi prete, ci sono state delle difficoltà che fortunatamente ho superato. Ringrazio Gesù che nella sua immensa provvidenza mi ha chiamato a sé. Scelgo di essere sepolto nel cimitero di Pieve di Cento, nella tomba dei parroci, e vi aspetto tutti in paradiso».

Sull’altare sono saliti in parecchi per leggere messaggi dove il filo conduttore era: don Paolo merita il Paradiso per il tanto bene che fatto a tutti. —

giuliano barbieri

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Pubblicato su La Nuova Ferrara