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Tanti processi per la verità tra veleni e polemiche

La trovate in un angolo di mura, davanti ai cancelli dell’Ippodromo: una piccola targa “Federico Aldrovandi 17-7-1987 – 25-9-2005”. Qui morì all’alba di una domenica mattina di 15 anni fa Federico Aldrovandi: aveva 18 anni e dopo una notte passata con amici in una discoteca a Bologna, in attesa di tornare a casa, gli abitanti chiamarono la Polizia per quel ragazzo «che sbatteva dappertutto». Iniziò così l’incubo della famiglia Aldrovandi e di Lino, perchè Federico venne fermato da quattro agenti che per contenerlo ebbero con lui uno scontro violento. All’arrivo del 118, Federico era già morto, arresto cardiaco, causato - diranno i processi - dall’intervento dei quattro poliziotti. Non fu facile arrivare a questa verità per la famiglia che con l’aiuto dei loro legali fece ripartire le indagini e riuscì a far processare i 4 poliziotti: condannati nei gradi di giudizio alla pena di 3 anni e 6 mesi per eccesso colposo in omicidio colposo. Il processo a Ferrara iniziò nel giugno 2007, durò quasi due anni: 60 udienze tra veleni, depistaggi in questura e sottovalutazioni, iniziali, della procura stessa. Che aprirono poi altri filoni processuali. Nel 2012, la sentenza definitiva, in Cassazione. Poi altri strascichi e polemiche. E il carcere per i 4 poliziotti, sei mesi da scontare, 3 anni indultati. Decisi dal tribunale di sorveglianza di Bologna, presidente Francesco Maisto che commentava alla Nuova, poi: «Ancora oggi non riesco a farmi una ragione del fatto che personale in divisa abbia potuto commettere questi atti». —

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Pubblicato su La Nuova Ferrara