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Quel terribile 1951 a Poggio Quando l’acqua del Reno si impadronì delle pianure

Per tutti i Comuni adiacenti il Reno, sia del Bolognese sia del Ferrarese, quella che ancora si ricorda come la più disastrosa inondazione fu la doppia rotta del Reno del 1951: la prima, il 4 gennaio, colpì quasi tutto il territorio di Poggio Renatico (con particolare riferimento alla frazione di Gallo) e la successiva, quella dell’8 febbraio, allagò tantissimi ettari produttivi nella parte-sud della provincia di Ferrara.

lA pRIMA rotta ANOMALA

Bisogna chiarire subito che la prima alluvione, quella di gennaio, è tutt’ora considerata “anomala” dai tecnici idrologici, poiché l’evento meteorico che interessò il bacino del Reno non presentò particolare eccezionalità: infatti l’unico scostamento dalla norma era costituito dalla piovosità del precedente mese di dicembre 1950, che risultava essere un po’ superiore agli ultimi anni. Le precipitazioni giornaliere, registrate nell’alto bacino renano, furono sì piuttosto forti, ma ben inferiori alle massime degli altri anni. La piena della parte montana segnò, alla stazione di Casalecchio, una portata di 777 mc/secondo al suo colmo; era quindi una piena i cui effetti non sarebbero stati tanto gravi: invece arrivò 13 mesi dopo la rotta del 27 novembre 1949, troppo ravvicinata nel tempo per essere superata facilmente, visto che le arginature erano di ancor fresco impianto e pure impregnate dalle piogge del mese precedente, cioè del dicembre del 1950.

Il colmo di Casalecchio venne registrato come “unico e di scarso valore”, ma l’evento divenne interessante non tanto per la sua valenza intrinseca quanto per il fatto che determinò l‘apertura, a Gallo Ferrarese, di un’ampia falla nell’argine sinistro, da poco ricostruito. Ci fu pertanto un cedimento arginale (ma senza tracimazione) alle ore 13 del 4 gennaio 1951. Il risultato fu l’allagamento di circa 1.700 ettari della pianura ferrarese alla sinistra del Reno, fra Poggio Renatico e Gallo, con la sommersione di una parte dell’abitato di quest’ultima frazione.

la seconda ECCEZIONALE

Ma a complicare le cose, poco più di un mese dopo (a seguito delle intense precipitazioni durate 96 ore consecutive) fra il 5 e l’8 febbraio arrivò una nuova piena, con un unico colmo di eccezionale valore (inferiore solo alla piena del 1893) e con una portata di 1.940 mc/sec. alla stazione di Casalecchio, cioè due volte e mezzo superiore alla precedente; questa provocò, a Gallo, una vasta fuoriuscita dalla precedente falla di gennaio, con l’allagamento di circa 12.000 ettari della pianura ferrarese, che coinvolse pure gli abitati di Poggio Renatico, Coronella, Madonna Boschi, Mirabello, Montalbano, San Bartolomeo in Bosco (oltre a Gallo) e che arrivò addirittura a “sfiorare” la periferia di Ferrara, toccando San Martino e Chiesuol del Fosso. Fu un avvenimento molto consistente: se ne occupò pure la maggior parte della stampa nazionale e le immagini dei centri abitati del ferrarese, allagati e in condizioni tanto precarie, fecero il giro di tutta l’Italia. A visitare Poggio arrivò pure il presidente della Repubblica Luigi Einaudi.

Però il disastro idrico del febbraio 1951 nelle campagne ferraresi verrà ampiamente superato dall’alluvione del Po nel Rodigino (70mila ettari sommersi dal Po, contro 12mila ettari del Reno) il 14 novembre dello stesso anno. Veramente un “anno orribile” il 1951! A dire il vero, il territorio ferrarese si salvò proprio perché il “Grande Fiume” ruppe sulla sponda sinistra. Qui le rotte furono tre, in successione molto rapida: la prima raggiunse una lunghezza di 220 metri e si verificò nel Comune di Canaro, esattamente a Paviole; le altre due, rispettivamente di 312 e 204 metri, si aprirono nel Comune di Occhiobello, a Bosco e a Malcantone. Fu una vera tragedia nazionale (101 morti) che coinvolse, tra sfollati e senzatetto, circa 180mila persone. —

Giulio Reggiani

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Pubblicato su La Nuova Ferrara