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La testimonianza, i parenti di Cinzia Fusi: «Siamo vicini ai familiari di Rossella»

Parla la cugina della 34enne uccisa nel 2019 a Copparo: zio augura il peggio all’omicida di Cinzia, la ferita non guarirà

COLOGNA. «Il primo pensiero è che noi tutti qui siamo vicini ai familiari di quella povera donna, in particolare ai suoi due figli. Quando ho sentito la prima volta la notizia e ho pensato al fatto che Cinzia con il primo fidanzato aveva tanti amici a Bondeno, mi è venuta e mi viene ancora adesso la pelle d’oca». A parlare è Maria Cristina Fusi, cugina di Cinzia Fusi, uccisa a Copparo a soli 34 anni dal fidanzato Saverio Cervellati (ora condannato all’ergastolo), il 24 agosto 2019. Maria Cristina vive a Cologna, a pochi metri dalla casa dei genitori di Cinzia, dei quali è diventata la nuova figlia, per il legame che aveva con la cugina e per il fatto che ha perso il padre giovanissima. «Loro stanno malissimo, la tragedia di Cinzia non potranno superarla, anche se reagiscono in modo diverso: lo zio ha tanta rabbia addosso e ogni giorno maledice di chi ha ammazzato la sua unica figlia; la zia si confida con me, parla, ma è chiaro che non sta e non starà più bene».

LE ANALOGIE

Per Maria Cristina i giorni passano ma il suo stato d’animo è sempre lo stesso di quel maledetto 24 agosto: «La ferita non si può chiudere, sembra sempre di vivere quel giorno, spesso e volentieri ho degli incubi, ma devo ringraziare le forze dell’ordine e tutte le persone che in questi mesi sono stati vicini a me e ai miei zii».

Maria Cristina chiede informazioni sul femminicidio di Bondeno, chiede se ci sono spiegazioni a quanto accaduto ma la prima cosa che nota sono le analogie: «Leggendo il racconto dell’unico indagato per l’omicidio di questa donna trovo molte similitudini con quanto avvenuto a Copparo, dalla lite fra i due alla chiamata ai carabinieri a distanza di tempo. Non so ovviamente se sia il compagno la persona che ha commesso quest’ultimo omicidio, ma ripensando a Cinzia penso a come molti di questi episodi avvengano in famiglia, tra le mura domestiche, dove dovresti essere coccolata e protetta. Tutte le coppie hanno dei problemi, attraversano delle crisi, ma non si possono risolvere con la violenza».

IL PILASTRO

I genitori di Cinzia, gli zii di Maria Cristina, pur non essendo molto vecchi, hanno da tempo dei problemi, acuiti dalla tragica perdita della loro unica figlia. Ora, come detto, è la nipote il loro sostegno: «Non è questione di essere brava - dice -, gestisco tutto perché hanno bisogno di tutto, ma lo faccio per aiutare la mia famiglia, forse a darmi forza è proprio mia cugina. Cinzia era innamoratissima di suo papà Roberto, erano legatissimi e diceva sempre che non si poteva sposare, poiché dovevamo stare tutti vicini a Cologna per aiutarci a vicenda. Se solo avessi saputo che aveva dei problemi con il suo assassino, so che litigavano ma lui la plagiava e lei non si confrontava convinta di riuscire a risolvere tutto da sola e invece...».

La famiglia “allargata” Fusi non è forte perché la ferita è profonda ma è unita. «Siamo qui, aspettiamo l’appello sperando che venga confermato l’ergastolo all’assassino di mia cugina. Come detto, mio zio gli augura ogni male, poi a volte spera di no perché teme che lui possa così tornare da Cinzia. I miei zii ormai vivono nella paura, ogni volta che tardo seppur di pochi minuti mio zio chiama perché teme mi sia successo qualcosa». —

Davide Bonesi

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Pubblicato su La Nuova Ferrara