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Femminicidio a Bondeno, la Procura: è stato lui, deve restare in carcere. Saveri davanti al giudice

Oggi in tribunale. Gli inquirenti chiedono la misura ritenendolo autore del delitto. Ma lui continua a negare: il suo difensore puntano agli arresti domiciliari

BONDENO. È necessaria la sua presenza, non basta la possibile videoconferenza dal carcere al tribunale. Così questa mattina, Doriano Saveri uscirà dalla cella dove si trova da martedì notte, per andarsi a sedere nell’aula C del tribunale, davanti al giudice Vartan Giacomelli e al pm Stefano Longhi per la convalida del fermo di indiziato di diletto, con l’accusa di omicidio volontario aggravato della compagna Rossella Placati.

IL GIUDICE

Il giudice Giacomelli dovrà in primis valutare se confermare o meno il fermo, adottato per il pericolo di fuga e per gli svariati gravi indizi di colpevolezza che procura e carabinieri hanno raccolto prima dell’interrogatorio fiume – tra lunedì pomeriggio e sera e martedì notte – in cui Saveri ha continuato a negare, freddo, lucido e misurato, di aver ucciso la compagna nella casa che condividevano in Borgo San Giovanni a Bondeno. E soprattutto il giudice dovrà soppesare tutti i riscontri che da lunedì, gli investigatori del Reparto investigativo sono riusciti ad isolare per contestare ulteriormente le accuse di omicidio.

Il giudice dunque dovrà dire se il fermo è stato adottato correttamente o no. Ma si faccia attenzione, l’udienza non si limiterà solo a questo: in un secondo momento, lo stesso giudice dovrà pronunciarsi sulla richiesta di misura cautelare in carcere già depositata nella giornata di ieri dal pm Longhi: per lui, sintetizzando le accuse nelle carte prodotte, Doriano Saveri è l’assassino della compagna e dunque deve restare in carcere. La misura cautelare dovrà esser valutata dal giudice anche in questo caso sulla base dei gravi indizi di colpevolezza, che come vuole la procedura, debbono essere «precisi, univoci e concordanti», e permettere l’emissione della misura di custodia in carcere valutando anche il pericolo di inquinamento di prove e lo stesso pericolo di fuga, nel caso Saveri venisse rimessi in libertà.

LA DIFESA

Dall’altra parte la difesa di Saveri, rappresentata dall’avvocato Sergio Pellizzola, ha valutato in caso di non remissione in libertà, la possibilità della misura degli arresti domiciliari, una ipotesi al momento poiché per essere concretizzata occorre sondare la disponibilità eventualmente dei familiari e trovare un luogo dove poter essere detenuto. Ovvio, non nella casa del delitto, sotto sequestro, in cui i carabinieri hanno svolto i primi sopralluoghi e sono quindi tornati per ulteriori verifiche. Perché i primi riscontri di inquirenti e medici legali fissano la morte della donna alla domenica sera nella casa di Borgo San Giovanni. Di cui va studiata la planimetria (aspetto che anche la difesa vuole approfondire), particolare fondamentale ed essenziale per capire di più sul buco delle 10 ore del delitto, quelle che Saveri dice di aver trascorso in casa, una volta rientrato poco prima delle 22 di domenica, dopo essersi assentato per andare a Vigarano alcune ore a trovare familiari: 10 ore fino alla mattina dopo alle 8. 15, in cui Saveri ha sostenuto di non essersi accorto che la compagna era morta se non il lunedì mattina alle 8. 15, e dopo averne scoperto il corpo si è presentato ai carabinieri. La casa, infatti sarebbe disposta su più mezzi piani. Saveri, come lui stesso avrebbe raccontato, viveva quasi da separato in casa, il loro rapporto si era incrinato, negli ultimi tempi, stava quasi per lasciare la casa e viveva al piano terra e in un locale dello scantinato. Ai piani superiori la compagna.

LE DOMANDE

Ma come è possibile, allora, hanno chiesto più volte gli inquirenti a Saveri che spostandosi comunque, anche per andare in bagno – locale attiguo al camerino dove è stata poi trovata morta la donna – non si sia accorto di nulla?

Anche in questa circostanza lui stesso ha continuato a dire di non essersi accorto di nulla e di averla vista morta solo 8. 15 di lunedì mattina, quando dopo essere uscito di casa dalle 6. 30 alle 8, una volta rientrato ha fatto la scoperta. Ma subito non ha chiamato i soccorsi, il 118. Dopo aver trovato le forze in seguito al ritrovamento della compagna morta, è andato dritto dritto in caserma dai carabinieri, dove lo hanno visto e sentito urlare “Io non c’entro nulla, non c’entro nulla, lei è morta”. E poi sollecitando i carabinieri ad essere interrogato. Lo hanno fatto, gli inquirenti, come ricordiamo, solo dopo otto ore, quando nel pomeriggio alle 16 è iniziato l’interrogatorio fiume. Prima di questo momento pm e carabinieri hanno ascoltato tutti i testimoni possibili e cercato di raccogliere il massimo degli indici possibile per arrivare all’interrogatorio con elementi certi.

Un interrogatorio durato fino alla mattina dopo, quando alle 4 di notte il pm ha adottato il fermo per omicidio volontario. Oggi sapremo se è stato adottato correttamente, e se gli indizi in mano all’accusa possano sostenere che Saveri è l’unico indiziato dell’omicidio. —

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Pubblicato su La Nuova Ferrara