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L’appello di Dacia Maraini «Riaprite l’inchiesta sulla morte di Pasolini»

Amica del grande intellettuale ammazzato nel 1975, chiede nuove verifiche «Non è possibile che Pelosi abbia fatto tutto da solo»

ROMA. «L’inchiesta sulla morte di Pier Paolo Pasolini va riaperta. Adesso ci sono gli strumenti tecnologici avanzati, rispetto a 50 anni fa. Si potrebbero ingrandire segni anche molto piccoli, o macchie di sangue non viste. Perché certamente non è stato Pelosi a uccidere Pier Paolo ma un gruppo di persone, questo sembra certo. Ma chi erano non lo sappiamo. Evidentemente fa comodo che la morte di Pasolini rimanga un enigma, un enigma storico...».

A chiedere la riapertura delle indagini sulla morte di Pasolini, nella notte tra l’1 e il 2 novembre del 1975 sul litorale di Ostia, è la scrittrice Dacia Maraini, sua grande amica.

Intervistata dalla giornalista dell’Adnkronos Elvira Terranova nell’ambito de “La Via dei Librai” di Palermo, l’autrice, che è stata molto vicina al regista, auspica che «venga fatta luce» su un omicidio dai mille misteri. «Si potrebbero ingrandire, ad esempio, le tracce ematiche – dice – e ricavarne il Dna, tanto è vero che la macchia è sempre lì. Non sono state distrutte le prove, ma evidentemente fa comodo che questa morte rimanga un mistero. Mancano alcune prove, se si fosse fatta all’epoca una vera indagine approfondita probabilmente sarebbe venuto fuori dell’altro. Ma visto che all’epoca Pino Pelosi si addossò tutta la colpa si sono fermati. Quando in un processo si dice che c’è un colpevole che si autoaccusa non si va oltre, ma se fossero andati avanti qualcosa sarebbe venuto fuori. E anche adesso, se solo si approfondisse, emergerebbero altri particolari. Ne sono certa, anche se è difficile».

Il corpo del grande intellettuale friulano fu trovato da una donna che vicino al luogo della tragedia vide un uomo completamente sfigurato e maciullato nel volto e nel corpo, disteso poco lontano da una baracca. Solo dopo l’arrivo della Polizia venne accertato che quel corpo martoriato apparteneva a Pier Paolo Pasolini. Le indagini portarono subito a individuare come colpevole un ragazzino di 17 anni, Pino Pelosi, che confessò di aver ucciso Pasolini perché, disse, lo scrittore sarebbe stato intenzionato a praticare un rapporto sessuale non consensuale.

«La sua morte resta un mistero – spiega ancora nell’intervista Dacia Maraini – non sappiamo davvero come è morto. Trent’anni dopo l’omicidio, Pelosi ritrattò tutto e accusò altre persone. Noi lo pensavamo, lo abbiamo sempre pensato, perché non era possibile che fosse stata una sola persona a ridurlo così. Ma poi Pelosi è morto e non si è più saputo altro. Io chiesi, con Walter Veltroni, di riaprire l’inchiesta ma non è stato fatto. Ma ora chiedo ancora una volta che si faccia luce su questo che rischia di restare uno di quei misteri italiani che non si riesce a chiarire. Pasolini non è stato ucciso con un colpo di pistola, ma a colpi di legno sulla testa, eppure Pelosi, quando fu arrestato, non aveva una sola goccia di sangue addosso. E nemmeno segni di una battaglia, di un corpo a corpo, che evidentemente c'era stato. Noi abbiamo detto fin da subito che non era stato Pelosi – aggiunge la Maraini – non è possibile, lui si prese tutta la colpa. Si può immaginare che si sia preso la colpa da solo perché era ancora minorenne e si voleva coprire qualcun altro». —

Pubblicato su La Nuova Ferrara