• Home
  •  > Notizie
  •  > Rero, controlli su una casa abbandonata: «L’omicida non poteva essere solo»

Rero, controlli su una casa abbandonata: «L’omicida non poteva essere solo»

Domenica mattina il sopralluogo degli avvocati delle famiglie Benazzi assieme ai carabinieri della scientifica

RERO Un giallo che ancora resta irrisolto, quello dei cugini Dario e Riccardo Benazzi, trovati morti la sera del 28 febbraio in un campo a Rero. L’assassino, dopo averli uccisi o comunque dopo aver pensato di averlo fatto, ha sistemato i corpi nel retro della macchina con cui i due erano arrivati da Codigoro, ha percorso circa un chilometro e ha quindi dato fuoco al mezzo. I corpi sono stati trovati carbonizzati e le fiamme, molto più dell’acqua, cancellano quasi ogni traccia.

Ieri mattina, dopo due mesi, gli avvocati Denis Lovison, legale della famiglia di Dario Benazzi e Massimiliano Sitta, nominato dalla figlia di Riccardo Benazzi, sono tornati sul luogo del delitto assieme ai carabinieri della scientifica.

IL SOPRALLUOGO

Con l’avvocato Sitta anche Sara Benazzi, che ha voluto essere presente. «Il quadro è più o meno completo – spiega Lovison –, ma ho sentito la necessità di tornare qui perché c’è ancora qualcosa che sfugge». Lovison non lascia nulla al caso e oltre alle classiche foto produce su un album tutta una serie di schizzi e disegni. I due avvocati, assieme ai carabinieri, si sono fermati a lungo sul terreno dove è stato realizzato il prototipo dell’impianto eolico che Riccardo Benazzi, inventore dello stesso (aveva però ceduto da tempo il brevetto quindi più nulla era suo) voleva smontare e portare via, autorizzato dal curatore che ha chiesto di liberare il terreno dell’azienda agricola fallita da tempo.

Suo cugino Dario, che non lo lasciava mai da solo, lo ha accompagnato anche quella mattina. A quanto pare Riccardo è stato colpito per primo, raggiunto da colpi di fucile. E questo, rispetto a un pistola, rende le cose ancora più difficili perché i proiettili non sono “tracciabili” visto che la canna all’interno è liscia. Al contrario, altre armi da fuoco presentano una sorta di “segno” che resta poi impresso sulla cartuccia. Non solo, «chi ha ucciso ha avuto tutto il tempo per studiare bene la situazione – va avanti l’avvocato Sitta –, ecco perché pensiamo che si tratti di qualcuno che ben conosce la zona. E certo non può aver agito una persona sola».

I SOSPETTI

Due, forse tre persone. L’omicida e chi poi lo ha aiutato a occultare i cadaveri: due posizioni gravi ma completamente differenti. Prima Riccardo, dunque, con un colpo sparato da una certa distanza. E poi Dario, il quale forse è stato colpito non in punti vitali e che potrebbe essere anche morto ore dopo, forse nel rogo dell’auto. Saranno i rilievi effettuati dai Ris di Parma a dare risposte in questo senso, perché bisogna capire se c’è o meno del fumo nei polmoni. Se così fosse le posizioni di chi ha agito cambierebbero ulteriormente.

Gli avvocati si sono quindi spostati dal campo fino all’albero dove l’automobile è stata ritrovata. Ma prima Lovison si è fermato a metà strada, individuando un altro possibile punto di accesso. Partendo da una casa abbandonata che affaccia sulla strada principale è, infatti, possibile tagliare per il campo e arrivare indisturbati proprio sotto quell’albero. Cambia il punto di partenza e potrebbero aprirsi nuovi scenari. Cinquecento metri circa che fino a oggi sono stati forse sottovalutati. —

Annarita Bova

© RIPRODUZIONE RISERVATAC

 

Pubblicato su La Nuova Ferrara