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Il rogo per simulare un suicidio Indizi ai danni del coinquilino

Arrestato 27enne dominicano che avrebbe ucciso al termine di una lite e poi inscenato  l’incendio dell’appartamento Il suo Dna su un mozzicone 

La squadra mobile della Polizia di Trieste il 24 maggio ha arrestato un 27enne di origini dominicane, Luis Alberto Toledo Manzueta, conosciuto come “Albo” negli ambienti dello spaccio in città. È accusato di omicidio e incendio aggravato. Sarebbe stato lui a uccidere il suo coinquilino Luca Lardieri, con un unico fendente al collo che gli ha reciso la giugulare, forse al termine di una lite.

Ma ciò sarebbe avvenuto nella notte tra il 2 e il 3 aprile: la mobile che conduce le indagini coordinata dal pm Massimo De Bortoli crede che il 27enne la sera del 3 sia tornato nell’appartamento per riprendersi i propri effetti personali, e poi ancora il 4, domenica di Pasqua, per appiccare il rogo spruzzando alcool denaturato in più parti dell’abitazione. Il movente? Questioni di droga e soldi.

il cadavere sul letto

Gli inquirenti sono in campo dal 4 aprile, da quando i vigili del fuoco e le forze dell’ordine vengono chiamate e intervenire in via del Ponzanino a causa di un incendio. Sono le 12.30 e una volta domate le fiamme ed entrati nell’appartamento ormai distrutto i pompieri trovano il corpo senza vita, di un uomo che identificano subito in Luca Lardieri. Il suo corpo viene trovato semicarbonizzato sul letto, coperto da un piumone. Quello che sembrava un incidente si è rivelato subito nascondere ben altro: durante la perlustrazione sono infatti stati trovati diversi indizi che hanno portato le forze dell’ordine a ipotizzare che quell’esplosione fosse in realtà dolosa. Tra i detriti combusti è stata rilevata, in diversi punti della casa, la presenza di sangue.

A quel punto sono partite le indagini coordinate dalla procura di Trieste che hanno ricostruito l’accaduto: “Albo”, probabilmente ospite della vittima, che era solita accogliere persone come testimoniato dagli inquilini del condominio, uccide Luca con un coltello preso in cucina. Gli inquirenti e il medico legale Fulvio Costantinides con l’autopsia si sono presto accorti della ferita alla gola. Poi Manzueta avrebbe architettato il depistaggio, inscenando l’incendio per cancellare eventuali tracce.

il dna sul mozzicone

Ma nonostante il rogo, la successiva esplosione che ha causato il ferimento di una vicina di casa e le operazioni di spegnimento, le perizie hanno rilevato all’interno dell’abitazione un mozzicone di sigaretta: il Dna combacia con quello del dominicano, tradito anche dai tabulati e dalle celle telefoniche agganciate in quelle ore dal sospettato nella zona del delitto. Il 27enne ha precedenti per lesioni personali, resistenza a pubblico ufficiale e in materia di stupefacenti. Ora è in carcere, su disposizione del gip Massimo Tomassini. —

F.T.

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Pubblicato su La Nuova Ferrara