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I fendenti al petto, poi i colpi che hanno ucciso Rossella

In aula la resa dei conti. Oggi in tribunale la discussione della perizia medico legale tra le parti. L’ora della morte tra l’ 1.30 e 5.30 di notte, inchioderebbe il compagno  

BONDENO. Aveva detto di essere rimasto da solo tutta la notte nella casa di Borgo San Giovanni, alle porte di Bondeno: dopo essere uscito alle 20 era rientrato alle 22 della sera della domenica 21 febbraio e rimase da solo fino alle 8 del mattino di lunedì quando trovò Rossella Placati, la compagna, a terra, morta, in un lago di sangue. Donato Saveri fin dal primo interrogatorio fiume ha sempre detto di non essere stato lui ad uccidere la donna con cui conviveva e che lo aveva già cacciato di casa e gli aveva permesso di restare solo in attesa trovasse un’altra sistemazione. Per gli inquirenti, invece, procura e giudici che hanno finora vistato gli atti che lo tengono in carcere, non può che essere stato lui ad uccidere la ex compagna.

Oggi proprio sui dettagli fondamentali dell’omicidio si svolgerà la discussione davanti al giudice Vartan Giacomelli della perizia medico-legale superpartes, affidata al tecnico Rossella Smenghi. Una perizia che si sintetizza così: la donna sarebbe stata colpita, in piedi, con quattro fendenti, arma bianaca e lama lunga, che avrebbe penetrato almeno per due volte in profondità, fino ai polmoni. Una volta a terra, verosimilmente, la donna avrebbe subito colpi devastanti nella parte posteriore della testa, ritenuti questi letali che hanno poi innescato la scena del crimine registrata dalla scientifica con tracce di sangue solo a mezza altezza: dunque, sarebbe confermata la ricostruzione e i dettagli ovviamente non si conoscono e solo oggi verranno approfonditi con la discussione tra le parti. Occorre ricordare, che un medico-legale spesso nelle proprie relazioni conclusive non offre ricostruzioni ad un fatto ma si limita a fotografare ciò che vede, si limita a dati oggettivi. Solo chi fa le indagini o deve difendersi da esse, poi trasferirà questi dati nelle ipotesi sul fatto. Ipotesi che troverebbero conferma alla ricostruzione fatta appena poco dopo il delitto.

Anche sull’orario della morte, determinate per l’accusa e soprattutto per la difesa di Saveri, il perito non dà orario certo. Indica che sulla base dei riscontri che ha dagli esami fatti al momento del ritrovamento del corpo (le macchie ipostatiche) l’orario del delitto verrebbe collegato a 8/12 ore prima i rilievi eseguiti alle 13. 30 del 22 febbraio quando il primo medico-legale intervenne ed eseguì i primi esami. Dunque il range di orario andrebbe tra l’1. 30 e le 5. 30 del 22 febbraio. Se così fosse, questo range aggraverebbe ancor di più la posizione di Donato Saveri, perché in quel momento da solo in casa, come lui stesso ha sempre riferito. Mentre lui stesso e la sua difesa, vorrebbero collocare l’orario della morte in un range tra le 20 e le 22, dal momento in cui usciva di casa, andare a S. Agostino da parenti, e rientrare. La perizia che si discute oggi ha un alto valore giudiziario, perché eseguita in incidente probatorio e avrà validità al processo che dovrebbe celebrarsi, quando a conclusione di esami e riscontri la procura chiuderà l’indagine. –

D. P.

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Pubblicato su La Nuova Ferrara