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La liberatoria inviata per essere curato Un modulo scaricabile dal sito di Ippocrateorg

Mauro Gallerani l’aveva firmata il 27 agosto al dottor Dallari chiedendo i farmaci prescritti, esonerando poi il sanitario da ogni responsabilità 

Il documento

Aveva deciso di curarsi con il dottor Alberto Dallari di Reggio Emilia, che fa parte del gruppo di Assistenza 999 di IppocrateOrg. Mauro Gallerani, 68 anni, ferrarese, morto al Sant’Anna di Covid dopo oltre un mese dal ricovero, aveva firmato la liberatoria a Dallari il 27 agosto scorso, mentre i contatti tra medico e paziente erano iniziati due giorni prima, il 25 agosto. La liberatoria che pubblichiamo qui a fianco è il modulo pre-stampato che si scarica dalla piattaforma IppocrateOrg, indica le terapie da seguire, ed esonera il medico curante – il dottor Dallari, appunto – da ogni responsabilità. Sotto la firma che Mauro Gallerani pone in fondo alla liberatoria c’è l’altra “firma” di di IppocrateOrg. E allora? Tutto questo dovrà essere approfondito nell’indagine della procura di Ferrara che ieri ha fatto un salto giudiziario con il suo primo atto pubblico con la perquisizione– sequestro nella casa di Dallari a Reggio Emilia e l’avviso di garanzia contestuale al medico per i reati di omissione di soccorso e colpa medica: un atto di garanzia in vista dell’autopsia fissata per domani a Padova. Nell’indagine aperta, sono tante le spiegazioni che dovrà dare il dottor Alberto Dallari, poiché lo stesso Gallerani al momento del suo accesso al pronto soccorso del 3 settembre al Sant’Anna, quando si presentò con i valori del saturimetro di 57/74 (saturazione e frequenza cardiaca), riferì ai sanitari che lo visitarono il nome del medico che lo curava a domicilio (a distanza), quali farmaci assumesse e che li assumeva perché si curava tramite il medico dell’associazione IppocrateOrg. Associazione che nei giorni scorsi, tramite il suo presidente Mauro Rango ha dichiarato in modo netto al programma Controcorrente di Rete 4, essere «tutte falsità» quelle riportate sul coinvolgimento della associazione poiché IppocrateOrg non aveva tra i propri pazienti Gallerani e che «l’accusa è infondata». Dichiarazioni anche queste che dovranno essere valutate dagli inquirenti che ora stano ripercorrendo quella decina di giorni tra la fine d’agosto e i primi di settembre, quando Gallerani si affidò alle cure del dottor Dallari, a distanza. Solo per mail e whatsapp, nemmeno con messaggi vocali, come lo stesso medico invitava a non fare. Messaggi Whatsapp che sono finiti, prima nella relazione/segnalazione che l’ospedale Sant’Anna inoltra alla procura e che ora figurano negli atti del fascicolo giudiziario, con il telefonino e il computer di Gallerani sotto sequestro. I messaggi partono dal 25 agosto e finiscono il 3 settembre, giorno del ricovero di Gallerani, quando si presentò con quei valori 57/74 ai sanitari. Valori che ogni giorno Gallerani inviava al medico che il 27 si fa firmare la liberatoria sul modulo scaricabile in pdf proprio dal sito di Ippocrate Org.

Gallerani chiede di esser curato secondo il protocollo domiciliare Covid con i farmaci che conosciamo già: idrossiclorochina, Azitromicina, Ivermectina, Colchicina con l’aggiunta, recita la liberatoria, (nel vaso) di anticoagulante, Corticosteroidi. Poi la dichiarazione di aver compreso gli eventuali rischi e che esonerava il medico curante (Alberto Dallari) «da ogni responsabilità civile, penale e morale per effetti collaterali». Anche il decesso? Questa la domanda attorno alla quale ruota l’intera indagine della procura di Ferrara che ribadiamo da ieri è entrata nel vivo: ora è il momento di dare spiegazioni.

Daniele Predieri

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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Pubblicato su La Nuova Ferrara