• Home
  •  > Notizie
  •  > Sette morti per il freddo sul barcone dei disperati

Sette morti per il freddo sul barcone dei disperati

Ennesima strage. La Guardia Costiera li aveva agganciati. Erano in 280 Il salvataggio degli altri avvenuto in condizioni proibitive. Molti sono minori

AGRIGENTO. Nuova tragedia del mare nelMediterraneo. Sette giovani bengalesi sono morti assiderati, durante l'ennesimo viaggio della speranza verso l'Italia, quando erano ormai a poche miglia dalla costa di Lampedusa. Tre sono stati trovati già privi di vita, dai militari della Guardia di finanza e della Capitaneria, nel momento in cui - a 18 miglia dall'isolotto di Lampione - è stato agganciato il barcone con 280 persone a bordo. Altri 4 sono deceduti prima di arrivare sulla terraferma. Un paio dei migranti sbarcati, dopo un primo triage sanitario effettuato a molo Favarolo, sono stati portati al Poliambulatorio: anche loro erano in ipotermia. La Procura di Agrigento ha aperto un'inchiesta, a carico di ignoti. Per il procuratore capo Luigi Patronaggio e l'aggiunto Salvatore Vella si configurano le fattispecie di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina e omicidio colposo plurimo quale conseguenza di altro reato. Le indagini per l'identificazione degli organizzatori e degli scafisti sono state delegate alla Squadra Mobile di Agrigento.

Gli equipaggi della Guardia di finanza e della Guardia costiera hanno operato, portando in salvo tutti i sopravvissuti della traversata (quel barcone era stato segnalato 6 ore prima del soccorso da Alarm Phone) in condizioni meteorologiche proibitive.

I 280 profughi dopo lo sbarco sono stati portati all'hotspot di contrada Imbriacola che ospitava già 365 persone. Ben 84 i minori non accompagnati che sono stati subito imbarcati, lasciandosi alle spalle Lampedusa, sul traghetto di linea per Porto Empedocle. Su disposizione della Prefettura di Agrigento, d'intesa col Viminale, altri 136 ospiti della struttura di primissima accoglienza sono stati spostati sulla nave quarantena. All'hotspot sono rimaste 425 persone a fronte di una capienza massima di 250.

«Ancora una tragedia, ancora una volta piangiamo vittime innocenti. Qui continuiamo a fare la nostra parte tra mille difficoltà, nonostante il governo italiano e l'Europa sembrino aver dimenticato Lampedusa. Ma non possiamo andare avanti da soli ancora per molto» ha detto il sindaco dell'isola, Totò Martello. «Siamo già oltre l'indifferenza - ha aggiunto l'arcivescovo di Agrigento, Alessandro Damiano, - e siamo all'ostilità perché si continuano a fare scelte precise per escludere. Muri e fili spinati... è il trionfo della disumanità, incalza il deserto delle coscienze. Quell'isola, e lo sappiamo ormai da troppi anni, piange spesso morti innocenti. A volte uno, a volte cinque, altre volte sette. Troppi in ogni caso».

Indignazione e sgomento anche parte delle varie Ong che, quotidianamente, operano nel Mediterraneo per portare in salvo i profughi. «È inaccettabile. Sono persone che hanno attraversato il deserto, sono state rinchiuse nei centri di detenzione in Libia e che attraversano il Mediterraneo in pieno inverno muoiono di ipotermia alle porte dell'Europa», ha sottolineato Claudia Lodesani, presidente di Medici Senza Frontiere Italia.

Pubblicato su La Nuova Ferrara