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Delitto annunciato da minacce e botte Il nipote già condannato per i ricatti

Chiedeva soldi per pagare la droga e venne denunciato dal nonno. Poi l’arresto, il processo e il ritorno in via Vallelunga 

Parcheggia l’auto e guarda sù, al secondo piano della palazzina: «Siete qui per la tragedia, ma è una tragedia più che annunciata». Anna abita nella palazzina a fianco di via Vallelunga, a Pontelagoscuro, dove vivevano i nonni con il nipote: «Sentivamo tutto da quella casa, le urla si sentivano anche nelle case in fondo» e indica con la mano quelle opposte alla strada. Sapevano tutti che la vita nell’appartamento del secondo piano dove abitavano Antonino Ganzaroli, 74 anni, e la moglie Maria Luisa Silvestri, 71 anni, con il nipote Pierpaolo Alessio di 22 anni, non era facile: «Quando ho letto solo i titoli della notizia sul profilo Facebook della Nuova “Nipote uccide la nonna” ho pensato subito a loro, non ho avuto dubbi». Perché urla, minacce, violenze e botte erano ormai di dominio pubblico, da tanto tempo.

Nessuno immaginava

Così come arresti, continui controlli dei carabinieri e processi. «Ma mai avremmo immaginato ciò che è successo», ripete sconsolata Anna.

Pierpaolo Alessio ora è in stato di arresto per omicidio volontario aggravato, e per la nonna purtroppo, nonostante tutti gli sforzi dei sanitari che l’hanno soccorsa mercoledì sera, in via Marconi, sull’auto in cui viaggiavano lei e il nipote, non c’è stato nulla da fare: è morta poco dopo l’arrivo in ospedale. Per tutta la notte, fino alle 4 del mattino di ieri, Pierpaolo Alessio è stato interrogato: o meglio, gli inquirenti hanno tentato di farlo. Perché le sue condizioni psichiche erano tali da impedirlo: lui così ha fatto scena multa (si è avvalso della facoltà di non rispondere) e adesso verrà ascoltato a breve, quando sarà in grado di riferire perché e come ha ucciso la nonna. Se riuscirà a farlo.

Il delirio nelle parole

Visto lo stato di delirio in cui si trova, visto lo stato di assenza in cui versava la notte scorsa, a tal punto che all’avvocato Pasquale Longobucco che lo informava di aver ucciso la nonna a pugni e botte sbattendole la testa contro il volante dell’auto, piangendo diceva: «Non è possibile, non è possibile, ma chi è può essere stato?». Delirio, al quale ora occorrerà dare un “vestito” giudiziario. Dal punto di vista tecnico, domani dovrà presentarsi davanti al giudice per la convalida dell’arresto: poi nel frattempo la pm Barbara Cavallo ordinerà l’autopsia sul corpo della nonna, per valutare le cause della morte. Brutale, violenta. Una morte inferta con le mani nude, dentro l’abitacolo della Lancia Y 10 blu, che la nonna stava guidando con a fianco il nipote. Insieme, avevano passato una serata tranquilla, quella di mercoledì, nonna e nipote. Erano andati a mangiare a San Martino, nella pizzeria “I portici” che è gestita dalla mamma di Pierpaolo, Doriana Ganzaroli, e dal suo compagno Fabio Rivaroli. Una serata come tante, in famiglia, anche per festeggiare il compleanno di mamma Doriana (ieri la sua festa) e poi il viaggio di ritorno verso Pontelagoscuro, nella casa di via Vallelunga.

«Non posso immaginare cosa sia successo durante il tragitto o perché abbiano litigato», spiega in modo diretto l’avvocato che difende il nipote. Lo capirà nei prossimi giorni, per difenderlo in tribunale. Giunti in città, in via del Lavoro, zona dietro la stazione ferroviaria, scatta l’allarme da una automobilista di passaggio: «Venite, ho visto un ragazzo picchiare un anziana dentro un’auto». Il litigio è in corso, degenera. La ragazza alla guida della Smart segue la Y10 con a bordo nonna e nipote. E chiama un suo parente, carabiniere, che abita nei pressi.

Auto a passo d’uomo

La piccola Lancia va quasi a passo d’uomo, quando si ferma al semaforo di via Marconi davanti alla Sala Bingo, la ragazza che seguiva con l’auto esce e vede in diretta la violenza e la brutalità di Pierpaolo sulla nonna. Si sbraccia, chiede aiuto, si fermano altre auto. Da una di queste scende un signore, un cittadino tunisino, Imed Arfaoui: lui e il carabiniere giunto nel frattempo vedono il ragazzo che continua a picchiare la nonna. Pugni e pugni e ancora pugni. Il carabiniere riesce a fermare il ragazzo, il tunisino lo blocca e lo tiene fermo. La presenza del militare è fondamentale, perché - formalmente - arresta in flagranza Pierpaolo Alessio. La nonna nell’abitacolo è agonizzante, viene soccorsa, ma arriva senza vita in ospedale.

Il fatto, è schematico. Ora bisogna capire il perché di tutto questo, la causa scatenante. E allora vengono a galla, i fatti del passato.

Ricatti e violenze

I ricatti del nipote ai nonni, le denunce del nonno per le continue richieste di soldi. Fatti dell’estate del 2018, quando Pierpaolo venne arrestato, poi dai racconti dei nonni emersero altri fatti, estorsioni, violenze: il ragazzo nel maggio di quest’anno è stato poi condannato alla pena di 3 anni per aver chiesto quei soldi ai nonni. Il legale del ragazzo spiega che Pierpaolo non aveva problemi di alcol, nessun precedente per droga, era un assuntore saltuario: ma proprio la droga era stata una delle cause scatenanti per le richieste di denaro ai nonni, perché lui aveva detto: «Devo dei soldi a qualcuno per la droga altrimenti finisco male».

Ricatti ed estorsioni

Da qui le richieste, i ricatti diventati estorsione, denunciati poi dal nonno. E durante questi strascichi giudiziari, il ragazzo aveva avuto gli arresti domiciliari (questa volta a casa della madre a San Martino, per incompatibilità con la casa dei nonni) e l’obbligo di firma. Nel tempo, queste misure sono concluse e lui, dai primi mesi del 2019 era tornato a vivere nella casa dei nonni. Non aveva mai più dato problemi: fino a mercoledì sera. —

Pubblicato su La Nuova Ferrara