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Morto a 29 anni, super esperti a caccia del batterio killer

Pieri Paolo Padovani, 29 anni, era deceduto per infezione da meningococco, di cui non si conosce l’origine. La procura al lavoro per ordinare l’autopsia e come atto dovuto indagare i sanitari

FERRARA. Da una parte la famiglia che cerca risposte, dall’altra l’ospedale Sant’Anna che non le trova, al momento, dal punto di vista medico scientifico, al dramma di Pier Paolo Padovani, il ragazzo di 29 anni morto una settimana fa per una infezione da meningococco di cui al momento non si sa ancora nulla.

Tanto che per studiare e analizzare il batterio (la sua origine) sono in corso esami in un Centro di microbiologia specializzato, qui in regione. In mezzo a questa situazione senza nessuna certezza si trova la procura che ha aperto l’inchiesta, come atto dovuto, per omicidio colposo.

Primo accesso

Inchiesta sollecitata dalla famiglia poichè Pier Paolo aveva avuto un primo accesso domenica 24 novembre ed era rimasto al Sant’Anna oltre tre ore (dalle 22.40 all’1.38), per poi essere dimesso: dimissioni decise dopo esami e valutazioni della patologia di cui soffriva da anni, una malattia ematologica rara (la Epn).

Patologia che potrebbe - visto che l’acronimo è quello di emoglobinuria parossistica notturna - essere esplosa durante la notte e poi aver costretto i familiari del ragazzo al successivo accesso, il giorno dopo, alle 15, al Pronto soccorso di Cona: dove Pier Paolo era arrivato in condizioni gravissime, tanto che sia infettivologi che rianimatori in servizio fecero di tutto, inutilmente, per attenuare l’infezione devastante che lo ha portato alla morte. Infezione da cosa? Da meningococco, ma come spiegano i tecnici occorre individuarne il ceppo, l’origine che lo ha causato. Da qui gli attenti esami di laboratorio non eseguibili al S.Anna, che necessitano tempi lunghissimi per le colture (la preparazione dei vetrini d’analisi) per poter dare risposte certe. Risposte che in un secondo momento potranno essere trasferite alla procura che come ricordiamo ora dovrà attivare la procedura degli esami tecnici.

Chi ha fatto cosa

Dopo aver ricevuto le cartelle cliniche di tutto il percorso sanitario di Pier Paolo all’interno del Sant’Anna (quelle 3 più 5 ore tra Pronto soccorso e reparti fino alla rianimazione), il pm Fabrizio Valloni dovrà individuare le figure mediche che hanno visitato, dimesso e curato il ragazzo e quindi emettere avvisi di garanzia. Come vuole la procedura, atti dovuti, per poter eseguire l’autopsia sul ragazzo e individuare le cause della morte e che in settimana dovrebbe essere ordinata con le notifiche del caso: autopsia che si va ad aggiungere ad un primo esame medico legale già svolto dal Sant’Anna sul corpo e che non avrebbe evidenziato in un primo momento segnali della meningite.

Ma il sospetto di questa infezione aveva portato subito ad attivare la profilassi per tutti coloro che erano venuti a contatto col ragazzo: dentro l’ospedale in quelle 8 ore, ed eventualmente all’esterno (familiari e non) che avevano avuto un contatto tra domenica a la serata di lunedì scorsi.

114 sotto profilassi

Una profilassi che ricordiamo era stata decisa come cautela, alla luce del fatto che non si aveva (e non si ha ancora oggi) certezza di quale fosse la patologia che aveva prodotto i batteri del meningococco. Una profilassi che ha interessato 114 persone, pazienti in attesa al Pronto soccorso durante gli accessi di Pier Paolo (ben 57 pazienti, 10 ricoverati e 47 dimessi) e 57 sanitari e personale interno. —

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Pubblicato su La Nuova Ferrara